Passa al contenuto principale Salta alla ricerca Passa alla navigazione principale
Menu
Importante Videosorveglianza Punteggio: 7/10

Difesa anti-drone negli aeroporti: tecnologia, rischi e questioni legali aperte

Dopo l'incidente di Lipsia/Halle: come gli aeroporti rilevano e contrastano le minacce da drone, e quali limiti giuridici si applicano.

Cos'è successo?

I droni sopra gli aeroporti non sono più da tempo un fenomeno marginale, ma fanno parte della quotidianità in materia di sicurezza. Ciò è emerso con particolare evidenza la sera del 4 agosto 2026, quando all'aeroporto di Lipsia/Halle è stato individuato un drone a cui, secondo quanto riferito dalla polizia criminale del Land Sassonia, erano applicati esplosivo di tipo professionale e un detonatore. Le operazioni di intervento e le indagini si sono protratte fino alla notte del 5 agosto. Al momento non è disponibile una relazione conclusiva completa e pubblica da parte delle autorità inquirenti. L'aeroporto di Lipsia/Halle è un importante hub europeo per il trasporto merci aereo e riveste rilevanza anche dal punto di vista della sicurezza a causa dei trasporti internazionali che vi vengono gestiti.

Carsten Feddern, amministratore delegato del VfS, e l'avvocato Henry J. Bauer illustrano a Protector quali possibilità tecniche esistono per il rilevamento e il contrasto dei droni e quali sono le condizioni giuridiche quadro applicabili a gestori e autorità.

I dettagli

Il caso di Lipsia/Halle, secondo Feddern, ha messo in luce una vulnerabilità centrale: la sicurezza aeroportuale classica è fortemente orientata ad accessi controllati per persone, bagagli e veicoli. I piccoli aeromobili possono tuttavia sorvolare queste linee di sicurezza. Se i droni vengono fatti operare in modo autonomo, tramite rete mobile o con protocolli radio non catalogati, una sorveglianza concepita esclusivamente per i tipici segnali di radiocomando può risultare inefficace.

L'agenzia europea per la sicurezza aerea EASA definisce quindi gli incidenti con droni negli aeroporti come una sfida ibrida tra safety e security. Non ogni avvistamento di un drone è automaticamente un attacco: dietro può celarsi ignoranza, imprudenza, malfunzionamento tecnico, intenti criminali o attività di ricognizione guidata da uno Stato. Polizia e gestori devono distinguere queste categorie nel giro di pochi minuti, a volte secondi.

Cinque fasi di una difesa anti-drone professionale

Feddern descrive un approccio articolato in cinque fasi:

  • Rilevamento: c'è effettivamente un oggetto nello spazio aereo sorvegliato?
  • Classificazione: si tratta di un drone, di un uccello, di un elicottero o di un altro oggetto?
  • Identificazione: il dispositivo è autorizzato, sono noti operatore, modello o Remote ID?
  • Tracciamento: dove si sta dirigendo, quale bene da proteggere potrebbe essere interessato?
  • Contrasto: quale misura è giuridicamente ammissibile, tecnicamente idonea e sostenibile per i terzi non coinvolti?

Panoramica della sensoristica tecnica

I sistemi radar rilevano e tracciano oggetti volanti fisici anche in assenza di segnali radio, utilizzando caratteristiche di movimento e dei rotori per la classificazione. Restano difficili da individuare i dispositivi molto piccoli, lenti o che volano a bassa quota, così come la distinzione rispetto agli uccelli. Il radar è prezioso come sensore a lungo raggio, ma relativamente costoso.

I sensori RF cercano passivamente segnali di radiocomando, telemetria e video e, in presenza di protocolli noti, possono determinare il tipo di drone nonché, con più sensori, la direzione sia del velivolo sia della postazione di comando. Punto debole: i sistemi autonomi, silenziosi via radio o crittografati, oltre ai falsi allarmi causati dallo spettro radio fortemente congestionato.

Il Remote ID fornisce informazioni di registrazione e posizione per gli utenti cooperativi del traffico aereo, ma non rende visibili in modo affidabile i velivoli manomessi o che non trasmettono. Le telecamere a luce diurna e a immagine termica forniscono un'importante conferma visiva, ma perdono efficacia in presenza di nebbia, precipitazioni, controluce o oscurità, e dovrebbero essere orientate automaticamente tramite dati radar o RF. I sensori acustici operano in modo passivo, ma negli aeroporti risultano fortemente disturbati da aerei, veicoli e vento, risultando quindi più adatti come complemento.

Feddern sottolinea: nessun singolo sensore copre in modo affidabile tutte le minacce e le condizioni meteo. Un sistema solido combina radar, analisi radio, Remote ID, sensori ottici o termici e, se necessario, acustica. Solo questa fusione sensoriale crea un quadro aereo condiviso in grado di supportare una decisione utilizzabile dalle autorità.

Inquadramento

Per il settore della videosorveglianza e della sicurezza, il caso di Lipsia/Halle dimostra che i concetti classici di protezione perimetrale raggiungono i propri limiti non appena le minacce provengono dall'aria. La combinazione di più tipi di sensori richiede un software in grado di correlare le segnalazioni nel tempo e nello spazio, evitare duplicazioni e generare per ogni bersaglio una valutazione di affidabilità comprensibile.

Dal punto di vista giuridico la situazione è complessa: Bauer fa riferimento a quattro principi di azione per il contrasto – interruzione dei collegamenti di controllo o navigazione, presa di controllo controllata, cattura fisica o deviazione tramite droni intercettori o reti, nonché danneggiamento o distruzione come misura estrema. Ogni metodo comporta effetti collaterali: un dispositivo disturbato può precipitare, una presa di controllo non funziona con ogni protocollo, i mezzi cinetici producono detriti e pericoli per persone e impianti. L'impiego attivo di disturbatori di frequenza richiede inoltre un'autorizzazione in materia di frequenze.

Secondo Bauer, i gestori privati non dovrebbero dedurre né dalla proprietà del terreno né dall'esercizio di un impianto di rilevamento alcuna autorizzazione a disturbare le frequenze, assumere il controllo o distruggere droni altrui: si rischiano fattispecie penali, violazioni di diritti di terzi e rischi di responsabilità. Per i gestori l'attenzione va quindi concentrata su rilevamento, documentazione, allerta, protezione degli accessi e misure operative preparate in anticipo.

Centrale è anche la legge quadro KRITIS: solo dai relativi regolamenti attuativi emergerà quali specifici obblighi di resilienza si applichino ai gestori per la protezione dagli attacchi con droni. La versione definitiva del primo KritisV non è ancora entrata in vigore, ma secondo Bauer i gestori di infrastrutture critiche farebbero bene a occuparsene già da ora. Il modello di resilienza che ne deriverà potrebbe diventare uno standard riconosciuto rilevante anche per assicuratori e tribunali nella valutazione dei casi di danno.

Consigli pratici

Dalle dichiarazioni di Feddern e Bauer si possono trarre le seguenti raccomandazioni per aeroporti e infrastrutture comparabili:

  • Impiegare una fusione sensoriale completa e specifica per il sito, anziché soluzioni basate su un singolo sensore, poiché nessun sistema da solo copre in modo affidabile tutte le minacce e le condizioni meteo.
  • Definire catene decisionali e di passaggio di consegne vincolanti già prima di un allarme, in modo da non perdere tempo in caso di emergenza.
  • Testare i sistemi in condizioni di traffico reale, con diverse condizioni meteo e in presenza di uccelli, veicoli e droni autorizzati, prima di metterli in funzione.
  • Orientare possibilmente le telecamere in modo automatico verso i bersagli rilevati tramite dati radar o RF, per compensare il campo visivo limitato della sensoristica ottico-termica.
  • Non adottare misure di contrasto autonome contro i droni senza verificare l'ammissibilità giuridica nel caso concreto: proporzionalità, necessità e adeguatezza sono decisive.
  • Seguire attivamente l'evoluzione degli standard di contrasto nell'ambito della legge quadro KRITIS e implementarli tempestivamente nella propria organizzazione.

Prospettive

Gli eventi della tarda estate 2025 – tra cui gli incidenti a Copenaghen, presso installazioni della Bundeswehr e in aeroporti – hanno, secondo Bauer, avviato un profondo processo di revisione dei poteri statali di contrasto, diventato un tema centrale alla conferenza dei ministri dell'Interno federali del 5 dicembre 2025. A livello strutturale nasce il Centro congiunto di difesa anti-drone (GDAZ), a livello normativo vengono promosse modifiche alla LuftSiG, al BPolG e ai diritti di difesa dai pericoli dei Länder.

Per le imprese private valgono, indipendentemente da ciò, limiti molto più stretti: adottando misure di contrasto autonome potrebbero incorrere in responsabilità penale per danneggiamento, e in caso di danni collaterali anche per lesioni personali o omicidio, oltre a possibili violazioni della legge sulle telecomunicazioni o della protezione dei dati. Un caso spesso citato del tribunale circondariale di Riesa, del 2019, in cui un privato cittadino è stato assolto dall'accusa di danneggiamento per aver abbattuto il drone di un vicino, non è trasferibile alle imprese, secondo Bauer, poiché queste perseguono unicamente interessi economici.

Resta da vedere quanto saranno effettivamente solidi i futuri standard e quali obblighi concreti deriveranno dalla legge quadro KRITIS per aeroporti e altri gestori. I responsabili della sicurezza farebbero tuttavia bene a seguire da vicino lo sviluppo dei piani di resilienza e degli standard di contrasto, per rimanere aggiornati sia dal punto di vista tecnico sia da quello giuridico.