Cos'è successo?
Il Tribunale di Reutlingen ha respinto, con un'ordinanza pubblicata l'11 febbraio (num. rif.: 5 Gs 19/26), una richiesta della Procura volta a ottenere un mandato d'arresto. Alla base dell'accusa vi era un riscontro fornito da un sistema di riconoscimento facciale dell'Ufficio Federale di Polizia Criminale (BKA), che aveva collegato un sospettato a un uomo già noto alle forze dell'ordine. Il tribunale ha valutato questa segnalazione generata algoritmicamente come non sufficientemente attendibile per giustificare una custodia cautelare.
I dettagli
Il punto di partenza del procedimento è stato un episodio avvenuto in una drogheria nell'ottobre 2025. Le dipendenti avevano osservato tramite videosorveglianza una persona sottrarre diversi flaconi di profumo. Quando il sospettato è rientrato nel negozio e vi è stato affrontato, la situazione è degenerata: durante la fuga, ha colpito con un ombrello due dipendenti che avevano cercato di trattenerlo.
La polizia ha utilizzato le riprese video per una ricerca tramite il sistema di riconoscimento facciale del BKA. Il sistema ha fornito un riscontro: un uomo già ricercato per altri reati. Sulla base di questo elemento e della generica classificazione come "già noto alle forze dell'ordine per reati analoghi", la Procura ha richiesto un mandato d'arresto per furto con violenza.
Il tribunale ha definito il software impiegato "oscuro", criticando il fatto che né il funzionamento né l'algoritmo, né i dati di riferimento utilizzati o i tassi di errore fossero documentati in modo comprensibile. La semplice affermazione degli investigatori secondo cui si trattasse di un software "migliorato" non è sufficiente per una valutazione probatoria in sede giudiziaria.
I giudici hanno inoltre criticato una carente rigorosità investigativa: non è stata effettuata alcuna presentazione di fotografie multiple che avrebbe permesso alle testimoni di identificare il sospettato tra diverse immagini. Mancavano anche prove oggettive come il DNA o un'analisi dei dati delle celle telefoniche, così come una perizia antropologica. Il tentativo di fondare il grave sospetto sulla "notorietà pregressa" dell'imputato è stato respinto dal tribunale come un'inammissibile "etichettatura", che non può sostituire fatti concreti riferiti al caso.
Il mandato d'arresto è fallito anche a causa della qualificazione giuridica: per il furto con violenza ai sensi del paragrafo 252 del Codice penale tedesco, l'autore deve essere colto "in flagranza di reato" e usare violenza per mantenere il possesso del bottino. Poiché la persona nel frattempo aveva lasciato il negozio e non era chiaro se avesse ancora con sé il profumo al momento di rientrare, il tribunale non ha ritenuto sufficientemente dimostrata l'intenzione di mantenere il possesso.
Inquadramento
Il BKA gestisce, con il sistema di riconoscimento facciale (GES), il sistema ufficiale della polizia per l'identificazione delle persone. Dal settembre 2024 viene impiegato un sistema basato sull'intelligenza artificiale. Nel 2025 il sistema ha registrato circa 343.856 ricerche, più del doppio rispetto all'anno precedente. Questi numeri evidenziano quanto il riconoscimento facciale automatizzato si sia ormai radicato nella prassi investigativa.
L'ordinanza di Reutlingen pone un chiaro limite giuridico a questo sviluppo: un riscontro fornito da un software, privo di una documentazione tecnica comprensibile su algoritmo, dati di riferimento e tassi di errore, non è sufficiente a giustificare un'ingerenza così grave nei diritti fondamentali come la custodia cautelare. Per i gestori di sistemi di videosorveglianza e i responsabili della sicurezza nel commercio al dettaglio, il caso dimostra che le riprese delle telecamere possono sì fornire prove importanti, ma le analisi automatizzate non sostituiscono il lavoro investigativo tradizionale.
Consigli pratici
- I gestori di impianti di videosorveglianza nel commercio al dettaglio dovrebbero documentare le riprese in modo tale da poter supportare anche procedure di identificazione classiche, come la presentazione di fotografie multiple.
- I responsabili della sicurezza devono essere consapevoli che il riconoscimento facciale automatizzato da solo non fornisce una base probatoria valida in tribunale: prove complementari restano indispensabili.
- Per la difesa penale, l'ordinanza offre una base argomentativa: quando i clienti vengono incriminati sulla base di algoritmi, è possibile richiedere dati di validazione e prove di qualità del software impiegato.
- Le aziende che utilizzano o intendono utilizzare tecnologie di videosorveglianza con funzione di riconoscimento facciale dovrebbero tenere presente i requisiti di trasparenza per i sistemi di IA, poiché vengono sempre più spesso sottoposti a controllo giudiziario.
Prospettive
L'ordinanza del Tribunale di Reutlingen potrebbe avere un effetto che va oltre il singolo caso. Vista la crescita significativa nell'uso dei sistemi di riconoscimento facciale da parte delle autorità tedesche, è prevedibile che altri tribunali pongano requisiti di trasparenza simili ai metodi investigativi basati sull'intelligenza artificiale. Per le autorità inquirenti ciò significa che in futuro dovranno fornire indicazioni più dettagliate sul funzionamento, sui tassi di errore e sulla validazione del software impiegato, qualora i riscontri algoritmici debbano fungere da base per gravi ingerenze nei diritti fondamentali. Non sono al momento noti dettagli su possibili adeguamenti della prassi investigativa o su nuove disposizioni normative.