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Importante Cybersecurity Punteggio: 7/10

Operazione «Power Off»: il BKA disattiva piattaforme DDoS

Le autorità di polizia internazionali hanno spento decine di server in un'azione coordinata e arrestato diversi criminali informatici. Un sospettato tedesco è in custodia in Thailandia.

Operazione «Power Off»: colpo su vasta scala contro i servizi stresser DDoS

La Procura generale di Francoforte sul Meno e il Bundeskriminalamt (BKA) hanno messo a segno, insieme alle autorità di polizia di complessivamente 21 Paesi, un colpo massiccio contro le piattaforme DDoS illegali. L'operazione «Power Off», sostenuta da Europol, si è rivolta in modo mirato contro i cosiddetti servizi stresser, piattaforme basate sul web che consentono agli utenti, dietro pagamento, di condurre attacchi di sovraccarico contro sistemi altrui.

Misure centrali e risultati dell'operazione

Al centro dell'operazione vi è stato lo smantellamento di infrastrutture informatiche criminali. Le autorità coinvolte hanno eseguito in tutto il mondo oltre 150 misure contro infrastrutture incriminate. Sono stati sequestrati più di 40 server collegati a un indagato tedesco. Quest'uomo avrebbe gestito due dei più importanti servizi stresser al mondo, denominati «Fluxstress» e «Netdowner».

A livello internazionale sono state effettuate 16 perquisizioni, tra l'altro in Polonia e in Brasile. Le autorità polacche hanno arrestato, nell'ambito delle proprie indagini, due presunti amministratori e un ulteriore soggetto coinvolto. Il sospettato tedesco, cittadino della Germania, si trova attualmente in custodia delle autorità thailandesi. Nei suoi confronti è stato emesso in Germania un mandato di arresto per gestione professionale e in associazione di una piattaforma commerciale criminale su Internet.

Misure preventive contro la criminalità informatica

Accanto alle misure repressive, le autorità tedesche adottano anche ampi passi preventivi. Contatteranno più di 50.000 utenti dei servizi rimossi dalla rete e li informeranno della rilevanza penale delle loro azioni. Inoltre verranno disattivate oltre 50 piattaforme di comunicazione strettamente collegate ai servizi criminali.

Le autorità accompagnano queste misure con un filmato animato pensato per il gruppo di destinatari, che chiarisce le conseguenze penali di tali attività. Ciò è particolarmente rilevante perché i servizi stresser appaiono a molti giovani come un gioco apparentemente innocuo, in particolare nella scena del gaming.

Che cosa sono i servizi stresser e perché sono pericolosi?

Funzionamento e accessibilità

I servizi stresser sono piattaforme basate sul web che consentono ai propri clienti, dietro pagamento, di condurre attacchi mirati di sovraccarico (attacchi Distributed Denial-of-Service, DDoS) contro siti web e altri servizi basati sul web. La particolarità di questi servizi: non richiedono competenze tecniche approfondite. Ciò fa sì che gli attacchi DDoS diventino accessibili a un'ampia cerchia di utenti, con una notevole minaccia per la sicurezza.

In un attacco DDoS i sistemi delle vittime vengono sovraccaricati in modo mirato, così che i loro contenuti risultino temporaneamente irraggiungibili. La conseguenza: siti web o servizi vanno fuori uso. Ciò può causare notevoli danni economici alle imprese colpite e potenzialmente anche interruzioni di infrastrutture critiche come i sistemi energetici, idrici o di comunicazione.

Diverse motivazioni degli attaccanti

Le motivazioni dietro gli attacchi DDoS sono molteplici. Le autorità distinguono diverse categorie: al primo posto vi sono il sabotaggio economico e il conseguimento di profitti finanziari. I criminali informatici utilizzano inoltre gli attacchi DDoS per mascherare altri attacchi informatici o per procurarsi vantaggi competitivi nel gaming online.

Accanto a ciò vi sono motivazioni politico-ideologiche. I cosiddetti gruppi di attaccanti hacktivisti utilizzano gli attacchi DDoS per creare pressione sociale. Questi gruppi indirizzano i propri attacchi sia contro presenze Internet federali sia contro quelle di tutta Europa, in particolare negli ambiti della sicurezza, delle infrastrutture e della finanza.

Acquisizione di dati e indagini

Nel corso dell'operazione le autorità di polizia coinvolte hanno ottenuto indizi relativi a più di tre milioni di dati di utenti con collegamenti criminali. Questi dati sono di grande valore per ulteriori indagini contro gli utenti criminali delle piattaforme. Consentono alle autorità di chiarire una moltitudine di singoli casi e di identificare altri sospettati.

Questa ampia raccolta di dati evidenzia la portata del problema: milioni di persone utilizzano o hanno utilizzato servizi stresser. Molti di questi utenti non sono forse consapevoli delle conseguenze penali.

Inquadramento: perché questa operazione è significativa?

I servizi stresser come porta d'ingresso alla criminalità informatica

Secondo la valutazione della Zentralstelle zur Bekämpfung der Internetkriminalität (ZIT), i servizi stresser rappresentano uno dei più frequenti «reati d'ingresso», in particolare per i giovani. I servizi fungono da porta d'accesso alla cosiddetta underground economy per criminali informatici inesperti. Molti utenti iniziano conducendo attacchi DDoS per motivi apparentemente innocui (come vantaggi nel gaming) e possono poi scivolare in attività più criminali.

Strategia di lungo periodo dal 2018

L'operazione «Power Off» non è una misura isolata, ma è in corso già dal 2018 come strategia impostata sul lungo periodo. È sostenuta da Europol e dal Centro europeo per la criminalità informatica (EC3). Nel corso di questi anni è già stato possibile identificare e rimuovere dalla rete una moltitudine di piattaforme di servizi per attacchi DDoS. L'operazione attuale rappresenta un nuovo «sprint» in questa lotta continua.

La cooperazione internazionale è essenziale

La partecipazione di autorità di 21 Paesi mostra che la criminalità informatica non conosce confini nazionali e può essere combattuta efficacemente solo attraverso la cooperazione transfrontaliera. Un autore si trova in Thailandia, i server sono distribuiti a livello globale, gli utenti in tutto il mondo: senza coordinamento internazionale un intervento efficace sarebbe impossibile.

Conseguenze penali ed effetto deterrente

Carsten Meywirth, direttore presso il Bundeskriminalamt e responsabile della divisione Cybercrime, sottolinea: «Gestire e utilizzare servizi stresser è punibile e comporta conseguenze concrete.» Si tratta di un messaggio chiaro ai potenziali utenti, in particolare ai giovani che forse sottovalutano le implicazioni giuridiche delle proprie azioni.

La combinazione di misure repressive (disattivazione dei servizi, arresti, sequestro di server) e misure preventive (contatto con 50.000 utenti, disattivazione di piattaforme di comunicazione, filmati informativi) mira a ottenere un effetto deterrente su più livelli.

Rilevanza per imprese e infrastrutture critiche

Per i gestori di siti web, servizi online e infrastrutture critiche questa operazione è di grande importanza. Sottolinea la minaccia persistente rappresentata dagli attacchi DDoS e mostra al tempo stesso che le autorità di polizia agiscono attivamente contro l'infrastruttura di tali attacchi.

Il fatto che potenzialmente milioni di persone abbiano avuto accesso a servizi stresser significa anche che ogni impresa deve mettere in conto attacchi DDoS. Un'infrastruttura di sicurezza adeguata e misure di protezione DDoS non sono pertanto opzionali, ma necessarie. Ciò vale in particolare per le imprese con presenze Internet e per i gestori di infrastrutture critiche.

Prospettive: il futuro della lotta al cybercrime

Il BKA segnala che anche in futuro punterà su una stretta collaborazione con i partner internazionali. L'operazione «Power Off» è un esempio di approccio sistematico, impostato sul lungo periodo, non come azione una tantum ma come processo continuo.

I dati acquisiti su tre milioni di utenti indicano che seguiranno ulteriori indagini. Le autorità dispongono ora dei mezzi per identificare i singoli utenti e procedere nei loro confronti. Ciò porterà presumibilmente a un'ondata di procedimenti penali contro gli utenti dei servizi stresser, in particolare in Germania e nei 21 Paesi coinvolti.

Per i potenziali autori il messaggio è chiaro: «Il braccio della legge interviene anche nel mondo virtuale e sottrae sempre più responsabili alla protezione di una presunta anonimità.» La criminalità informatica non è più un'attività anonima, e non conviene.